Che fine ha fatto Baby Jane?

( di Annamaria Niccoli)

DSC08258Film realizzato sull’omonimo romanzo di Henry Farrell, prodotto e diretto da Robert Aldrich nel 1962. Narra la storia di due sorelle Hudson, che sin da fanciulle si esibiscono in teatro, per poi nel tempo, cadere nell’oblio. Il film è suddiviso in tre parti con datazione: 1917, 1935, 1962. Nel film le due protagoniste sono interpretate da due grandi dive, Bette Davis (“Baby” Jean Hudson) e Joan Crawford (Blance Hudson).

Il romanzo si presenta come un dramma psicologico che ha inizio nel 1917. Delle due bambine Jean è il “prodigio” di cui il padre ne va fiero, mentre Blance studia per diventare da grande un’attrice famosa.  Jean è molto viziata, capricciosa, cui il padre ha fatto realizzare per il piacere del pubblico una bambola con le fattezze della figlia adorata.

Si passa al secondo blocco narrativo, ci spostiamo nel 1935. Blance, da bambina timida  e molto affezionata alla madre, si è trasformata in una bella ragazza. E’ riuscita a realizzare la promessa fatta alla madre anni prima, diventare una star del cinema. Invece la “stella” di Jean sta andando incontro al suo declino,  anche a causa del suo cattivo carattere, già ha iniziato a far abuso dell’alcool. Nessun regista di Holliwood la vuole, per lei solo qualche particina, solo dove la sorella Blance recita. E’ ora che succede il primo grande colpo di scena nel racconto. Blace ha un grave incidente automobilistico proprio davanti la loro villa. Jean, completamente ubriaca investe con l’auto la sorella, sbattendola contro il muro di recinzione, causandole la frattura della colonna vertebrale, lasciandola per sempre paralizzata agli arti inferiori.DSC08260Terzo blocco narrativo. Siamo nel 1962. Le due sorelle oramai cadute artisticamente nell’oblio, sono due donne anziane, costrette a vivere insieme, ove non proprio l’amore fraterno regna. L’odio è a farla da padrona in quella casa e in tutto quel che fanno. La situazione è particolarmente delicata, Jean è sempre ubriaca e in preda a forti crisi d’ira incontrollabili verso la sorella disabile. L’ex bambina prodigio è diventata il fantasma di se stessa, il suo volto è una terrificante maschera. Il tempo è inesorabilmente passato per lei , anche se continua a sognare di ritornare a recitare, solo nel ruolo di “Baby Jane”, cui è rimasta imprigionata. Lei è mal vestita, mal curata, mantiene ancora i suoi boccoli dorati, continua a vestirsi e crede di somigliare come la bambola che il padre le dedicò. La sorella da questo folle sogno è esclusa.
Nel fare da spartiacque fra il passato e la vita di tutti i giorni vissuta dalle due donne è un campanellino fatto suonare incessantemente da Blance. l’ex bimba  prodigio, nel suo progetto perverso,  non vuole che nessuno la intralci, come le sospettose vicine di casa ed la cameriera Elvira, che ha scoperto in quali condizioni pietose era costretta a vivere la paralitica; successivamente la cameriera verrà uccisa a colpi di martellate in testa da Jeane. Incapace di comprendere la gravità del gesto compiuto nella notte trascina la sorella, resa fortemente debilitata per la malnutrizione, in macchina recandosi al mare, come facevano da bambine. Blance è da ore distesa sulla spiaggia sotto un cocente sole estivo. Ella è in fin di vita, e in un momento di calma inizia a parlare di quel misterioso incidente del 1935. Altro colpo di scena della trama del romanzo, Blance rivela che era lei a guidare la macchina, con l’unico scopo di uccidere quella tanto odiata sorella.  Anche se riportò gravi danni riuscì a uscire dall’autovettura e trascinarsi fin davanti al muro di cinta, e al momento del suo ritrovamento, fu lei a gettare tutta la colpa a quella alcolizzata di Jeane. Per anni la sorella “buona” continuerà ad incolpare la sorella, tanto da portarla a chiudere la sua vita in una bottiglia d’alcool. “Allora in tutti questi anni avremmo potuto essere amiche!” Solo ora Jeane comprende che tutta la sua esistenza è stata distrutta da una bugia, quindi inconsapevolmente da carnefice si scopre essere lei la vera vittima. La poverina oramai del tutto distaccata dalla realtà si reca al chiosco dei gelati, che si trova ai bordi della strada provinciale (Malibù), per comprare un gelato alla sorella; proprio come fanciulle.

Il film da molti critici e dai botteghini di tutte le sale cinematografiche mondiali è ritenuto un capolavoro, dove il regista Robert Aldrich riesce a far uscire il meglio dalle due vere dive del cinema Bette Device e Jhoan Crowford. Un dramma umano che cattura e coinvolge lo spettatore, dove la pazzia fa da padrona in tutto il romanzo.DSC08317L’interpretazione delle due attrici è a dir poco fantastica, sottolineata dal fatto che in realtà le due donne si odiavano veramente. Possiamo dire che tutta la cattiveria espressa è vera. Un’ esempio un’ incidente accaduto durante le riprese: Jeane prende a calci la sorella Blance caduta in terra. Quei calci (come da copione) in realtà verranno tirati tanto forte che la Crawford sarà costretta a ricorrere alle cure dei medici (diversi punti in testa). Altra curiosità: l’assunzione delle due attrici. Fu la j. Crawford a volere la  Device, e fu quest’ultima a chiedere e ad ottenere dal regista che il trucco sul suo viso venisse appesantito facendola diventare un’orribile ed inquietante maschera. Le varie suspance create dal regista danno al film un tocco veramente cattivo e cinico a quella che è un’attenta un’analisi di ciò che è veramente la pazzia. Esempio: quando Jeane serve alla sorella affamata un vassoio d’argento ben preparato per il pranzo, nell’alzare il coperchio si scopre esservi un pappagallino; Stessa scena si ripete al momento della cena. Nell’alzare il coperchio Jeane fa trovare nel piatto un’altra “gustosissima sorpresina”, un topo. La pellicola è ricordata anche per la grande innovazione nella tecnica del montaggio. Il montatore insieme al regista decidono di rompere e creare una nuova alternanza delle scene, come la calma-suspance. In questo caso abbiamo un continuo incalzare delle scene di paura, tanto da portare molti spettatori a credere che il film sia un horror. “Che fine ha fatto Baby Jeane” è ritenuto un film alla pari di Psycho e  Miseriy di Stephen King. Nella lista dell’AFI’s (American Film Istitute) ha inserito questo film al 44° posto di miglior film cattivo di tutti i tempi.

The Shining contro Shining ( The Shining against Shining)

(di Annamaria Niccoli)

Shining- romanzo  thriller-horror di Stephen King (1977).

Film diretto da Stanley Kubrick (1980)

Miniserie tv – ABC – diretto da Mick Garris (1997)

                    Shining nasce dalla diretta esperienza fatta dallo scrittore Stephen King durante una vacanza fatta con la moglie allo Stanley Hotel di Estess Park. Sembra che questo hotel abbia ispirato a tal punto lo scrittore la quale  venne usato anni dopo come set televisivo, perchè il luogo presentava delle caratteristiche per l’ambientazione di un thriller – horror.

La trama del romanzo non è molto complicata,  le atmosfere degli ambienti e i personaggi creati sono inquietanti, tanto da creare una leggenda negativa che trasformerà quel bel luogo di villeggiatura in un perfetto luogo horror, gravato da un’aurea maligna, frequentato da presenze oscure, tanto da arrecare la morte a chi va a soggiornare in quell’hotel; come ad esempio i tre personaggi (custodi dell’albergo) usciti dalla penna dello scrittore, protagonisti del romanzo.

In molti si chiederanno perchè dopo la magistrale direzione del film cinematografico di Stanley Kubrick, lo scrittore, a distanza di anni, chiedesse che di Shining ne venisse realizzata una seconda versione, poi realizzata dalla rete televisiva ABC, con l’attenta supervisione dello stesso creatore di Shining. Sicuramente il successo mondiale avuto Kubrick ne ha goduto King, ma per motivi contrattuali non potè dire nulla in merito all’operato del regista, ma solo su l’interpretazione dell’attore principale Jack Nicholson; non potendo dichiarare quanto fosse l’amarezza che il suo romanzo sia stato tanto modificato, che decise sin dal primo “ciack” della miniserie tv di lavorare a stretto contatto con il regista Garris.

Le diversità fra i due film sono innumerevoli, già dalle location in esterne, ossia dal primo “ciack”. Gli hotel: nella versione tv compare lo “Stanley Hotel”, per Kubrick è  l’Hotel “Timbelrline Lodge” ( Overlook Hotel ) di Mont Hood in Oregon. Gli interni: nel film di Garris vennero registrati nello stesso sito cui aveva soggiornato S. King, e in accordo con gli albergatori che alcune stanze venissero restaurate; nel secondo film gli interni, come alcuni esterni vennero costruiti in uno Studio’s inglese. Altro esempio di differenza fra il film e il romanzo sta che Kubrick fece costruire un gigantesco labirinto composto da siepi; il film tv presenta delle siepi tagliate a forma di animali, che in certi momenti sembrano prendere vita, e voler aggredire il custode, questo passaggio è fedele alla scrittura del romanzo.  Il numero delle stanze è diverso: 237 per l’ “Overlook Hotel” e 217 per lo “Stanley Hotel”.

Anche i tre protagonisti dei due film sono molto diversi fra di loro. “Jack Torrence” (di Kubrick) è un uomo dal carattere inquietante, iroso, gelido, spietato dal primo all’ultimo “ciack”; “Jack Torrence” (di Garris) è un’ uomo buono e amorevole con la moglie e il figlio, che con tanta volontà cerca di uscire dal tunnel dell’alcool, che durante la permanenza in hotel viene posseduto dalle anime maligne che popolano l’albergo, perchè, come scritto nel romanzo, la struttura è stata costruita su un vecchio cimitero indiano       ( classica ambientazione dei film horror). Se “Jack”  nella pellicola cinematografica tenta di uccidere la famiglia e il figlio, nella miniserie l’uomo sacrifica la propria vita per salvare la sua famiglia (come da romanzo) .

 

“Wendy Torrence” di Kubrick (moglie di Jack il custode)  è descritta come una donna paurosa, mal vestita, poco bella, dai capelli bruni e succube del marito; la “Wendy” di Garris è una donna decisa, di bell’ aspetto, ben vestita e bionda, che cerca di aiutare il marito. Il bambino “Denny” nel primo film è descritto come un bimbo taciturno, riflessivo e furbo, che ha un’ amico immaginario che nel film Kubrick non arà mai vedere; nella miniserie il bimbo ha un carattere allegro, sincero, affettuoso, e il suo amico immaginario il regista lo farà vedere. In entrambi i film solo il cuoco “Dick” può vedere e comunicare con il bambino perchè hanno il dono della telepatia, che nel romanzo prende il nome di “luccichio” o ” luccicanza” ossia lo “Shining”.

                                         Anche tecnicamente il lavoro dei due registi sono differenti tra di loro. Entrando nello specifico tecnico la regia di Kubrick è magistrale, la superiorità è tale che una critica positiva per il film di Garris è molto difficile, da tenere in considerazione che il film del regista americano negli anni è diventato un  “cult horror” dopo l’Esorcista.

                                      Le innovazioni tecniche, come le tecniche di ripresa, come le inquadrature, non più a telecamera fissa o mobile sistemate su appositi carrelli, ora in questo film si ha un uso diffuso della steandycam, macchina da presa sostenuta e usata direttamente dall’operatore di ripresa. Tutte queste innovazioni negli anni a seguire diverranno fonte di ispirazione dei nuovi registi, tecnici del suono e del video. Il film di Garris , pur sostenuto dalla costante presenza sul set di Stephen King, non otterrà gli stessi risultati sperati, dovuti anche dal confronto fra le interpretazione degli attori. Colpisce in particolar modo  l’interpretazione di “Jack”- Jack Nicholson, che può essere un’interpretazione superlativa, entrato perfettamente nel personaggio, dove viene esaltata la natura cattiva del protagonista del film ma non del romanzo, tanto da infondere paura allo spettatore dall’inizio alla fine della pellicola. “Jack”- Steven Weber, pur  sapendo di doversi confrontare con un’ attore di fama mondiale, solo in alcuni momenti riesce a infondere paura allo spettatore e come voluto da King. Unico cameo della serie tv è la presenza di pochi secondi dello scrittore nelle vesti del direttore d’orchestra dell’hotel vestito tutto di bianco. Il successo sperato da Stephen King non giunge.

                                    Può essere fatto un’ esempio con l’Italia, verrà mandato in onda sulla rete televisiva “Italia uno” l’ 1 e il 2 gennaio 2001, pare fin’ora unica proiezione. Ad aggravare l’insuccesso del film tv in Italia lo dobbiamo anche al doppiaggio,voci poco coinvolgenti degli adulti, quella del bambino troppo infantile, è da riscontrarsi spesso il fuori-sincrono con il labiale. Il doppiatore di “Jack” – Massimiliano Lotti purtroppo si scontrerà con il doppiaggio cinematografico di un grande attore come Giancarlo Giannini, che ha ricevuto lettere di congratulazioni da un maestro della cinematografia  mondiale come Stanley Kubrick. Certamente il film visto con l’audio originale, in inglese, è più coinvolgente.

(di Annamaria Niccoli)

INVIDIA “Eva contro Eva”

INVIDIA “Eva contro Eva”
L’invidia femminile per la bellezza altrui è solo un male?
Regia: Annamaria Niccoli
Attore : Cinzia Ranieri, Diodicibus Maria, Sanseverino Maria Vittoria, Anna Paola Ceino, Gabriella Sergio
Camera: Annamaria Niccoli, Andrea Rizzo
Musica: Annamaria Niccoli, A.a.v.v.
Sceneggiatura: Niccoli Annamaria
Aiuto Regista: Francesco DiDio
Produttore: Niccoli Service Art
Le riprese sono state effettuate a Lecce; Castellaneta, San Basilio-Mottola.