“Profondo rosso” di Dario Argento

                                              (di Annamaria Niccoli)                 Cenadellebeffe-1941-CalamaiFilm che ha fatto la storia del cinema italiano. Un thriller psicologico basato sui ricordi infantili, con una trama semplice, chi si avvicina alla verità viene ucciso. Il film è ricco di particolari innovazioni tecniche, che ritroveremo successivamente migliorati in altri film dello stesso  Argento. Il regista non entra nello specifico dell’argomento parapsicologia, sono però presenti alcuni elementi che creano quell’atmosfera negativa tanto particolare, da infondere a chi guarda l’imminente  tragedia. A inizio film, una sensitiva, durante una sua seduta pubblica in teatro, “avverte” che fra il pubblico vi è una persona che le trasmette sensazioni molto negative, ovvero ha commesso un grave crimine e rimasto impunito. La parapsicologa poche ore dopo verrà tragicamente uccisa a casa con colpi di mannaia. L’unico testimone casuale di questo omicidio è un pianista, Marc Daly. L’uomo non è mai riuscito a identificare l’assassino, comincia a indagare per conto suo, anche quando gli omicidi continuano, tanto da mettere a repentaglio la sua vita. Durante le sue investigazioni giunge dinanzi a una villa abbandonata; Essa custodisce tanti segreti che nessuno deve conoscere, tanto che l’elemento fondamentale verrà murato. Il pianista, con un vero colpo di scena del regista, scopre che l’assassino da lui è stato visto, solo nel finale si scopre la vera identità. Il film inizialmente avrebbe dovuto avere un altro titolo “La tigre dai denti a sciabola”, poi sul copione comparirà “Chipsiomega”. Quando verrà ultimato il film comparirà il titolo definitivo “Profondo rosso”,  dovuto dal predominare nelle scenografie del colore rosso. Il nome che più risalta nel cast è Clara Calamai. Ella venne scelta dal regista perchè nel film si parlava di una anziana donna, una volta diva del cinema. Nella scena in cui il pianista si reca per la prima volta a casa dell’amico Carlo, la madre mostra orgogliosamente le sue foto. Quelle foto che vedrà lo spettatore sono in realtà le vere foto, del 1930-40, dell’ attrice  Clara Calamai.  images  Altri attiri sono : Macha Meril (la sensitiva Helga), David Hemmings (il pianista), Gabriele Lavia, Glauco Mauri, Nicoletta Elmi (l’inquietante bambina) Daria Nicolodi (diventerà la moglie di Dario Argento). Le critiche del film sono contrastanti fra di loro: per i cinefili il film di Argento è considerato fra i miglior thriller più importanti del cinema italiano; per gli storici e critici del film questa pellicola non è affatto da lodare.   Analizzando attentamente sia la sceneggiatura che l’intera opera, effettivamente il film esteticamente è molto bella, in particolar modo la fotografia. Il punto debole del film sono alcune scene, dai dialoghi deboli, fin troppo amorosi che cadono qualche volta nel ridicolo, certamente fuori luogo in base alla tipologia di questo tipo di film , che è un thriller, anzi horror; Gag comiche che rallentano il film. Dario Argento ci presenta una pellicola genialmente pauroso, che in alcune scene le musiche (dei Goblin)  sottolineano la suspance, portando lo spettatore a trattenere spesso il fiato. Il sapiente uso della macchina da presa accostata alle tinte rosse della fotografia creano un clima di autentica paura.  Nel film compare anche la “firma” di Carlo Rambaldi, con il pupazzo meccanico che compare prima della tragica e dolorosa morte di Giordani. Altre inquietanti immagini sono le bambole impiccate, biglie che rotolano, coltelli, mani coperte da guanti che compaiono dal nulla (sono le mani del regista), solo occhi che sembra buchino lo schermo. E’ inquietante la canzoncina infantile che si ascolta pochi attimi prima di un assassinio. Scena famosa del film è quando Marcus (il pianista) percorre il corridoio dell’appartamento della sensitiva Helga, non si accorge che il quadro che ha di fronte non è un quadro, ma è l’immagine dell’assassina (pesantemente truccata) Clara Calamai.    download  Curiosità del film, anche se di produzione interamente italiana, venne registrato in inglese, esclusi i dialoghi della Calamai. Le registrazioni in esterni sono state fatte a: Roma, Torino e Perugia.

Che fine ha fatto Baby Jane?

( di Annamaria Niccoli)

DSC08258Film realizzato sull’omonimo romanzo di Henry Farrell, prodotto e diretto da Robert Aldrich nel 1962. Narra la storia di due sorelle Hudson, che sin da fanciulle si esibiscono in teatro, per poi nel tempo, cadere nell’oblio. Il film è suddiviso in tre parti con datazione: 1917, 1935, 1962. Nel film le due protagoniste sono interpretate da due grandi dive, Bette Davis (“Baby” Jean Hudson) e Joan Crawford (Blance Hudson).

Il romanzo si presenta come un dramma psicologico che ha inizio nel 1917. Delle due bambine Jean è il “prodigio” di cui il padre ne va fiero, mentre Blance studia per diventare da grande un’attrice famosa.  Jean è molto viziata, capricciosa, cui il padre ha fatto realizzare per il piacere del pubblico una bambola con le fattezze della figlia adorata.

Si passa al secondo blocco narrativo, ci spostiamo nel 1935. Blance, da bambina timida  e molto affezionata alla madre, si è trasformata in una bella ragazza. E’ riuscita a realizzare la promessa fatta alla madre anni prima, diventare una star del cinema. Invece la “stella” di Jean sta andando incontro al suo declino,  anche a causa del suo cattivo carattere, già ha iniziato a far abuso dell’alcool. Nessun regista di Holliwood la vuole, per lei solo qualche particina, solo dove la sorella Blance recita. E’ ora che succede il primo grande colpo di scena nel racconto. Blace ha un grave incidente automobilistico proprio davanti la loro villa. Jean, completamente ubriaca investe con l’auto la sorella, sbattendola contro il muro di recinzione, causandole la frattura della colonna vertebrale, lasciandola per sempre paralizzata agli arti inferiori.DSC08260Terzo blocco narrativo. Siamo nel 1962. Le due sorelle oramai cadute artisticamente nell’oblio, sono due donne anziane, costrette a vivere insieme, ove non proprio l’amore fraterno regna. L’odio è a farla da padrona in quella casa e in tutto quel che fanno. La situazione è particolarmente delicata, Jean è sempre ubriaca e in preda a forti crisi d’ira incontrollabili verso la sorella disabile. L’ex bambina prodigio è diventata il fantasma di se stessa, il suo volto è una terrificante maschera. Il tempo è inesorabilmente passato per lei , anche se continua a sognare di ritornare a recitare, solo nel ruolo di “Baby Jane”, cui è rimasta imprigionata. Lei è mal vestita, mal curata, mantiene ancora i suoi boccoli dorati, continua a vestirsi e crede di somigliare come la bambola che il padre le dedicò. La sorella da questo folle sogno è esclusa.
Nel fare da spartiacque fra il passato e la vita di tutti i giorni vissuta dalle due donne è un campanellino fatto suonare incessantemente da Blance. l’ex bimba  prodigio, nel suo progetto perverso,  non vuole che nessuno la intralci, come le sospettose vicine di casa ed la cameriera Elvira, che ha scoperto in quali condizioni pietose era costretta a vivere la paralitica; successivamente la cameriera verrà uccisa a colpi di martellate in testa da Jeane. Incapace di comprendere la gravità del gesto compiuto nella notte trascina la sorella, resa fortemente debilitata per la malnutrizione, in macchina recandosi al mare, come facevano da bambine. Blance è da ore distesa sulla spiaggia sotto un cocente sole estivo. Ella è in fin di vita, e in un momento di calma inizia a parlare di quel misterioso incidente del 1935. Altro colpo di scena della trama del romanzo, Blance rivela che era lei a guidare la macchina, con l’unico scopo di uccidere quella tanto odiata sorella.  Anche se riportò gravi danni riuscì a uscire dall’autovettura e trascinarsi fin davanti al muro di cinta, e al momento del suo ritrovamento, fu lei a gettare tutta la colpa a quella alcolizzata di Jeane. Per anni la sorella “buona” continuerà ad incolpare la sorella, tanto da portarla a chiudere la sua vita in una bottiglia d’alcool. “Allora in tutti questi anni avremmo potuto essere amiche!” Solo ora Jeane comprende che tutta la sua esistenza è stata distrutta da una bugia, quindi inconsapevolmente da carnefice si scopre essere lei la vera vittima. La poverina oramai del tutto distaccata dalla realtà si reca al chiosco dei gelati, che si trova ai bordi della strada provinciale (Malibù), per comprare un gelato alla sorella; proprio come fanciulle.

Il film da molti critici e dai botteghini di tutte le sale cinematografiche mondiali è ritenuto un capolavoro, dove il regista Robert Aldrich riesce a far uscire il meglio dalle due vere dive del cinema Bette Device e Jhoan Crowford. Un dramma umano che cattura e coinvolge lo spettatore, dove la pazzia fa da padrona in tutto il romanzo.DSC08317L’interpretazione delle due attrici è a dir poco fantastica, sottolineata dal fatto che in realtà le due donne si odiavano veramente. Possiamo dire che tutta la cattiveria espressa è vera. Un’ esempio un’ incidente accaduto durante le riprese: Jeane prende a calci la sorella Blance caduta in terra. Quei calci (come da copione) in realtà verranno tirati tanto forte che la Crawford sarà costretta a ricorrere alle cure dei medici (diversi punti in testa). Altra curiosità: l’assunzione delle due attrici. Fu la j. Crawford a volere la  Device, e fu quest’ultima a chiedere e ad ottenere dal regista che il trucco sul suo viso venisse appesantito facendola diventare un’orribile ed inquietante maschera. Le varie suspance create dal regista danno al film un tocco veramente cattivo e cinico a quella che è un’attenta un’analisi di ciò che è veramente la pazzia. Esempio: quando Jeane serve alla sorella affamata un vassoio d’argento ben preparato per il pranzo, nell’alzare il coperchio si scopre esservi un pappagallino; Stessa scena si ripete al momento della cena. Nell’alzare il coperchio Jeane fa trovare nel piatto un’altra “gustosissima sorpresina”, un topo. La pellicola è ricordata anche per la grande innovazione nella tecnica del montaggio. Il montatore insieme al regista decidono di rompere e creare una nuova alternanza delle scene, come la calma-suspance. In questo caso abbiamo un continuo incalzare delle scene di paura, tanto da portare molti spettatori a credere che il film sia un horror. “Che fine ha fatto Baby Jeane” è ritenuto un film alla pari di Psycho e  Miseriy di Stephen King. Nella lista dell’AFI’s (American Film Istitute) ha inserito questo film al 44° posto di miglior film cattivo di tutti i tempi.

La piaga delle “SPOSE BAMBINE”

(di Annamaria Niccoli)

Le foto presenti in questo articolo hanno il fine di far riflettere su di una “piaga” che affligge tutto il mondo, che ha poco di umano, che può rientrare nella lista dei reati contro l’umanità: i matrimoni in età infantile, le “spose bambine” che in realtà sono PEDOFILIA legalizzata.

16358033_988289607968490_1267325657_o (La sposa)

– A 10 anni stava per sposarsi con un uomo di 47. Arrestati dalla Polizia. (Kurdistan)

-Ragazzina di 12 anni e vestita da sposa data in moglie a un uomo di 50 (Libano)

– Bambina di 8 anni data in sposa a un 40, non regge a emorragia interna (Yemen)

– Bimba di 11 anni riesce a fuggire in altro Stato il giorno prima di sposarsi (Afganistan)

-Ragazzina di 13 sfigurata dall’acido perchè ha rifiutato il matrimonio con uomo di 38 anni (India)

Apparentemente le donne italiane vivono meglio delle donne di origine Medio Orientale o africane, dove sono costrette a vivere in condizioni particolari, che sono al, di sotto  della soglia del sopportabile umano. Donne costrette a essere integralmente coperte da una grande “tenda”; i piedi che devono calzare esclusivamente scarpe da ginnastica o sandali, perchè non devono disturbare il “sensibile” udito dell’uomo; per il solo sospetto di tradimento le donne vengono lapidate dalla folla (composta esclusivamente uomini); per la sola tradizione tribale vengono mutilate dei genitali (infibulazione), oppure anche per presupposta regola religiosa già all’età di 8-15 anni  è imposto loro il matrimonio con uomini che potrebbero essere loro padri o nonni. Nessun scandalo, tutto questo succede ora in paesi come Siria, Yemen, Kurdistan, Pakistan, Arabia Saudita, India, Iraq. In Nazioni socialmente evolute la legge punisce severamente tale usanza perchè è considerata un reato  che prende il solo nome di PEDOFILIA. Esso è un reato contro i diritti e il corpo e la dignità dei bambini Il matrimonio delle bambine , nei paesi citati, è una piaga sociale che nessuno riesce o vuole estirpare. Alla base di questa piaga vi è la povertà assoluta, analfabetismo, regole imposte,  credenze popolari e religiose. La domanda da porsi è: Perchè nessuno parla di questo schifoso comportamento maschile? In tutto il mondo sono 140 milioni di bambini ad essere abusati, come sta effettivamente agendo l’ONU e l’ UNICEF per combattere tale reato? Bastano i programmi triennali dell’UNICEF per alfabetizzare le ragazze? Sono 700 milioni nel mondo le ragazzine date in matrimonio, di cui 1 milione partorisce prima di aver compiuto i 15 anni; 70.000 di esse muoiono per le complicazioni del parto, con l’aggravante che il 50% dei neonati muore nei primi giorni di vita. A volte le “spose bambine” affrontano la prima notte di nozze ancor prima del loro primo menarca, quindi non pronte fisicamente e psicologicamente, se non muoiono per emorragia al primo rapporto, o spesso moriranno dopo di parto o suicide perchè mentalmente distrutte. In Giordania una ragazzina su quattro risulta già sposata, in India il il 47% delle spose è minorenne, in Marocco sono 35.000 i matrimoni al di sotto dei 15 anni, Yemen il 14 % delle ragazzine è data in sposa ha meno di 14 anni;  E’ da 14 Paesi africani su 20 in via di sviluppo , che vi è il maggior numero di spose minorenni. Si stima che entro il 2020 vi saranno 14 milioni di nuove spose-bambine  e nel 2050 saranno un miliardo le vittime di questo orrore. (Dati forniti dal rapporto Save the Children).

16357171_988212817976169_843570423_o  (Innocenza)

Alle bimbe viene imposto di non proseguire gli studi scolastici dalle famiglie acquisite. Nessuno però parla della vera educazione da impartire o già  impartita all’uomo. La cultura del rispetto degli esseri umani è male interpretata  causa le tradizioni tribali locali e il fondamentalismo religioso che in questi ultimi anni è diventata un’emergenza sociale. Nascere femmina in alcuni Paesi equivale a una disgrazia per la famiglia, cui le probabilità di morte in età adolescenziale sono altissime. Il mondo dei ricchi uomini da per scontato che tutto può essere comprato, anche il corpo di un bambino. Per cultura, anche religiosa,  la donna ha valore meno di un oggetto di scarsa importanza, ossia è solo una proprietà, che passa dalla famiglia di origine a quella del marito: visto che il valore della donna è niente può essere fatta oggetto di violenze, abusi, maltrattamenti, torture fisiche e psicologiche.

16326132_988109457986505_1283052497_o (Sei mia)

Se fortunatamente una di queste ragazzine riuscisse a scappare, non le rimane che fuggire dalla sua nazione, perchè se dovesse essere ripresa solo la condanna a morte , per lapidazione, è ad aspettarla. Quelle che arrivano nei centri accoglienza sono piccoli esseri con una vita praticamente distrutta che nel tempo avranno bisogno d’essere seguite da equipe specializzate per aiutarle ad avere un un futuro simile alle loro coetanee occidentali.